Non c’è futuro senza solidarietà
Incontro di presentazione del libro "Non c'è futuro senza solidarietà" del Cardinal Dionigi Tettamanzi
Negli ultimi mesi abbiamo assistito al maturare di una crisi economica che, partita da lontano, sta scuotendo l’economia mondiale. Non possiamo non domandarci il “perché” di questa crisi, che ha una portata mondiale e che sarà – a quanto sembra – caratterizzata da una particolare gravità e durata nel tempo. Spetta certamente ai politici, agli economisti, ai tecnici porsi le domande sulle cause della presente situazione. A noi, a ciascuno di noi, al cittadino e al cristiano qualunque, spetta almeno il compito di individuare ciò che appare come l’origine dei mali ed immediatamente dopo di passare alla risposta, ad una soluzione plausibile personale e collettiva che aggredisca il cuore del problema.
Nella tarda primavera di quest’anno il Cardinale Dionigi Tettamanzi ha voluto tenderci la mano, accompagnandoci nella ricerca, offrendo la sua visione delle cose e motivando una soluzione credibile e praticabile. Dando alle stampe il testo dal titolo “Non c’e’ futuro senza solidarieta’”, ha espresso con chiarezza e passione il giudizio come Arcivescovo di Milano sulla crisi economica in atto e nel contempo ha spiegato le ragioni della specifica forma di aiuto attivata dalla Chiesa ambrosiana. Come laici credenti abbiamo deciso di metterci in ascolto e di non perdere l’occasione di farci illuminare dal nostro Vescovo.
Di comune accordo il Parroco Don Gabriele e il Circolo Acli di Morazzone si sono fatti promotori di un incontro di presentazione del libro del Cardinale, invitando come relatore nella mattinata di Domenica 22 Novembre presso la sala parrocchiale Don Antonio Novazzi (responsabile diocesano per la pastorale missionaria). A lui va la nostra gratitudine per aver accettato l’invito, ma soprattutto per la cura e l’attenzione con la quale ha esposto i passaggi salienti del pensiero del Cardinale, non mancando di accompagnarli con alcuni episodi e testimonianze provenienti dalla sua esperienza di missionario in terra d’Africa ed ora di sacerdote ambrosiano.
Se è evidente che il presente articolo non può riportare la ricchezza di contenuti e l’intensità della conferenza, è pur vero che ne offre una breve sintesi, con l’invito cordiale – per chi lo volesse – di andarsi a leggere il libro con calma.
Nel corso della propria riflessione sulla crisi economico-finanziaria in atto nel mondo, richiamato quotidianamente dai media e dai momenti pastorali vissuti nelle varie comunità parrocchiali, già lo scorso anno il Cardinale si sentiva fortemente interpellato come pastore della Chiesa milanese a fare la sua parte, nello stile e nel solco della tradizione di S.Ambrogio. Non si lasciò sfuggire un evento straordinario: in occasione dell’omelia della Messa di mezzanotte, decise di proporre un significato concreto alla solennità del Natale cristiano 2008. La festa che celebra la lieta notizia di “Dio che si fa uomo come noi e per noi”, introducendo nella nostra esistenza quotidiana la logica di un “amore che si dona e che crea incontro, dialogo, comunione, condivisione, solidarietà, amicizia, fraternità”, suscita inevitabilmente un appello a guardare in faccia alle conseguenze della crisi finanziaria ed economica per esprimere un giudizio sull’origine dei mali.
Il Cardinale Tettamanzi così si esprime: “Può dirsi etica un’economia che non mette al centro l’uomo ma il profitto da perseguire ad ogni costo? Quanta responsabilità – delle fatiche del momento presente – ha quella finanza divenuta virtuale, che ha perso di vista l’economia reale centrata sul benessere delle comunità e dei singoli? Non ho dubbi: l’etica – e il primo valore etico è il rispetto della persona in tutte le sue dimensioni – non è un’aggiunta all’economia, ma ne è il fondamento. Sempre quando si calpesta l’etica sulla breve o lunga distanza a pagarne le gravissime conseguenze sono l’uomo, la società, la natura e l’economia stessa!”. Ma non ci si può fermare al giudizio, perché gli effetti delle prime ondate della grave crisi economica già si avvertivano a Natale del 2008. E così, nelle navate del Duomo di Milano, sono risuonate le parole: “Io, come Arcivescovo di Milano, che cosa possa fare ? Noi, come Chiesa ambrosiana, che cosa possiamo fare ? Il pensiero che alcune famiglie in parrocchia, un vicino di casa, si possano trovare a vivere queste feste con il timore di perdere il proprio posto di lavoro non può non interrogare ciascuno di noi. C’è uno stile di vita costruito sul consumismo che tutti siamo invitati a cambiare per tornare a una santa sobrietà, segno di giustizia prima ancora che di virtù. C’è una solidarietà umana da ritrovare nei nostri paesi e nelle nostre città per uscire dall’anonimato e dall’isolamento, perché chi vive momenti di difficoltà non si senta abbandonato.”
Al grido “Non possiamo stare a guardare! Occorre agire.”, l’Arcivescovo di Milano ha proposto a tutta la diocesi il “sogno della notte di Natale”, il sentimento e l’affetto che si traduce in un gesto operoso e concreto, forse audace ma squisitamente umano, quello della costituzione del “Fondo Famiglia-Lavoro” per venire incontro a chi sta perdendo il posto di lavoro. Mentre alla Caritas Ambrosiana e alle Acli affida il compito di intercettare le richieste di chi si trova in difficoltà e di gestire e utilizzare le somme di denaro che via via affluiscono al Fondo per sopperire alle esigenze, il Cardinale ha chiamato a raccolta la responsabilità dei singoli e delle comunità cristiane della diocesi affinché questa iniziativa rappresenti l’azione mirata in questo momento storico a testimonianza dell’aiuto della Chiesa a fronteggiare la crisi economica. Non è la destinazione in sé del “Fondo Famiglia- Lavoro” a conferire il significato profondo e autentico a questa iniziativa, quanto piuttosto i principi a cui lo stesso è ispirato e che ne rappresentano la sua primaria valenza educativa: principi che il Cardinale si sforza di illustrare ampiamente nei capitali del suo libro e che – a suo giudizio – si pongono come unica e privilegiata via di uscita al tunnel della crisi, affinché questa lezione della storia possa consegnare a tutti noi un mondo nuovo e diverso.
Anzitutto, la solidarietà che, lungi dall’essere un sentimento da invocare nelle situazioni di difficoltà, rappresenta la linfa vitale per ogni essere umano e il tessuto sociale per il progresso di un popolo. Scrive l’Arcivescovo: “Ciascuno di noi, lungi dall’essersi costituito da sé, è in se stesso un dono, un essere che ha ricevuto molto dagli altri”. E ancora: “Se poi ampliamo lo sguardo alla società e alla cultura nelle quali siamo inseriti, scopriamo una sorta di debito non solo individuale, ma anche comunitario, ce ci lega – tutti e tutti insieme – alle generazioni che ci hanno preceduto, alle loro scelte, ai risultati da esse raggiunti in ogni campo del sapere”.
Al pilastro della solidarietà umana il Cardinale ne affianca un altro: la sobrietà. Alla quale non si può pensare se non nella forma e sostanza di uno stile di vita che rifiuta il consumismo come fonte di benessere e modello di sviluppo dominante. Se l’attuale crisi economica globale è un banco di prova e una vera e propria sfida a cambiare in modo radicale una cultura e un costume da noi occidentali molto comuni e diffusi, allora la sobrietà è lo stile di vita da abbracciare e la nuova strada da imboccare. Il Cardinale la definisce così: ”uno stile di vita complessivo ordinato, equilibrato, fuori da ogni tipo di eccesso, secondo la giusta misura”. Come ebbe modo di parlarne S.Ambrogio, in essa si considerano e si ricercano la tranquillità d’animo, la mansuetudine, la moderazione, la cura dell’onestà, la stima del decoro. La sobrietà, a guardar bene, caratterizza il nostro comportamento quotidiano (personale, comunitario, sociale) ma non è un qualcosa da perseguire in sé e per sé: essa è per un bene più grande, è al servizio del bene. In una parola: vale in riferimento alla solidarietà, alla condivisione vera e concreta.
Nell’evidenziare il profondo legame che unisce solidarietà e sobrietà, nel libro è dato rinvenire le seguenti espressioni: “Non si può essere solidali senza essere sobri” (la sobrietà è l’alimento e il sostegno della solidarietà) e parimenti “Non si può essere sobri se non per essere solidali” (la solidarietà è lo scopo della sobrietà).
Dopo aver illustrato i principi ispiratori del “Fondo Famiglia-Lavoro”, il Cardinale Tettamanzi nel libro ripercorre in rapida sintesi alcuni spunti della Dottrina Sociale della Chiesa, che in più occasioni e in tempi diversi ha messo in luce i risvolti storici della solidarietà. Dopodiché, si sofferma sulle implicazioni concrete della solidarietà in alcuni ambiti dell’esistenza quotidiana per mostrare come possa innervare gli stili di vita personali, comunitari e sociali. Ecco allora specifiche indicazioni e suggerimenti a proposito della solidarietà: nel mondo dell’economia e della finanza; a partire dalla famiglia; in azienda; con e dai migranti.
A questo punto della conferenza, il relatore Don Antonio Novazzi ha potuto limitarsi solo a qualche breve cenno perché il tempo a disposizione era ormai scaduto. Ma, in ogni caso, ci ha saputo regalare la freschezza di una testimonianza fedele e appassionata al messaggio dell’Arcivescovo, invitando i presenti a far tesoro del magistero ambrosiano e a riconoscere come valida e del tutto credibile la felice affermazione secondo cui “non c’è futuro senza solidarietà”.
Luca Giudici
Segretario Circolo ACLI di Morazzone

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